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Dal DONO al PERDONO

Questo  periodo dell’anno ci porta a riflettere sul DONARE. 

Spesso dono e regalo vengono considerati sinonimi.

Attenzione però a non confondere DONI e TRADIZIONI.


Nel suo saggio “Sul DONO”, l’antropologo/sociologo Marcel Mauss sostiene che l’atto del donare, nell’attuale società, viene inteso e  praticato in 3 fasi:


1- DARE

2- RICEVERE

3- RICAMBIARE

In questo senso, quindi, il rituale sociale dello scambio di REGALI si svolge come BARATTO, anche se non esplicitamente dichiarato.


Intendiamoci, non c’è nulla di male nel barattare, ma è un atto certamente diverso dal donare.

QUALI CARATTERISTICHE CONTRADDISTINGUONO LA DONAZIONE?

  • Non ha bisogno di una motivazione specifica. 
  • Non serve una ricorrenza particolare per essere fatta. 
  • Non presuppone una restituzione, né qualcosa in cambio. 
  • Si può rivolgere anche a chi non si conosce.


NON TRATTENERE 

Ciò che abbiamo donato non ci riguarda più, anche se sono comprensibili aspettative o delusioni su come venga apprezzato o utilizzato il nostro dono.

In questo senso donare equivale non solo ad un atto di generosità ma anche di distacco dal possesso, ciò che si dona si cede definitivamente.

Si potrebbe dire che si abbandona (dentro) ciò che si dona (fuori).

Donare, quindi, insegna a lasciar andare.

E L’OFFERTA?

Ci sono molti modi di intendere il concetto di “offerta”, qui mi concentro sull’offerta intesa come elemosina.

La domanda da cui parto è: quale conseguenza porta la nostra offerta?

Ad esempio, la persona che vorremmo aiutare, ha maggior necessità di soldi, cibo o riparo, oppure avrebbe maggior necessità della nostra attenzione?

Spesso la vera miseria per le persone in difficoltà è l’emarginazione, l’indifferenza. 

Per far emergere altruismo e solidarietà umana, la strada maestra è l’empatia, uscire dal guscio del proprio io per cogliere la dimensione del noi.


A questo proposito, quindi, l’offerta più importante che potremmo fare consiste soprattutto nel creare possibilità di cambiamento, opportunità concrete e lungimiranti per generare INDIPENDENZA, DIGNITÀ e INTEGRAZIONE.

Diventa dunque importante fare un esercizio di consapevolezza, chiedendoci se in ciò che offro non ci sia una reiterazione di tendenze  poco sane, che altro non fanno  che sottolineare la lontananza, chiudendoci in un’immagine di noi e dell’altro stereotipate.

M. Yunus, (premio Nobel per la pace) fondatore della Grameen Bank, ha creato un sistema di MICROCREDITO per dare la possibilità a persone poverissime di sviluppare progetti di lavoro, per consentire loro non solo di restituire con piccoli interessi il prestito, ma soprattutto di cambiare la propria condizione di vita attraverso la realizzazione lavorativa e umana.

Ma allora cosa fare o meglio cosa offrire?

Offriamo attenzione, ascolto, doniamo il nostro tempo per avvicinarci e conoscere davvero i sentimenti e i bisogni della persona che abbiamo di fronte, solo così potremo generare un vero cambiamento, in noi stessi e nell’altro.

Citando Confucio: 

“Dai un pesce a un uomo e lo nutrirai per un giorno; insegnagli a pescare e lo nutrirai per tutta la vita.”

PERDONO 

Dono e perdono sono connessi tra loro, non solo a livello terminologico, c’è un filo conduttore che li unisce ed è secondo me il limite del nostro attaccamento.

Il dono più prezioso è solitamente quello di cui disponiamo meno, un ricco potrebbe non avere problemi ad offrire beni materiali ma potrebbe avere difficoltà a donare il proprio tempo, così come può accadere che chi non ha problemi a donare tempo sia restio nel donare denaro.

Anche nel perdono la questione è quale sia il nostro limite, fin dove siamo disposti a tollerare e cosa invece non siamo disposti a lasciar andare.

Perdonare è la forma di dono più complicata perché richiede la capacità di sradicare i paletti dell’orgoglio, abbandonare la rivalsa, andare oltre le dinamiche del conflitto, è il dono che ancor prima che agli altri possiamo regalare a noi stessi, è un atto di apertura verso il futuro e al tempo stesso di distacco dal passato.

Il perdono è liberarsi da rancori e da risentimenti, ci permette di vivere più leggeri.

La realtà della vita dona e toglie continuamente ma offre anche ciò che non desideriamo o non ci piace.

E se donare può insegnare a condividere e ad offrire anche ciò che non abbiamo in abbondanza, perdonare insegna a ricevere e ad accogliere la vita per quello che ci dona.

Non si tratta di rassegnarsi alla vita ma di non subirla, cercando di rendere tutto ciò che ci offre, un’ occasione di miglioramento e di possibile condivisione.


Fausto & il Comitato di Transizione per il Campus Bene Comune


Ti va di cominciare donando un pensiero su ciò che hai letto?

5 Replies to “Dal DONO al PERDONO”

Anna Reveruzzi

Ciao Fausto,bellissimo articolo,toccante!Esprimo il mio pensiero,giusto o sbagliato che sia!Io sono per l’aiuto concretamente immediato,a volte è di ciò che le persone hanno necessità nell’immediatezza.Dopo di che gli insegno a pescare affinché possa avere cibo tutti i giorni della sua vita!E con questo sai anche a cosa mi riferisco,cerco di insegnargli a trasformare la sua vita, attraverso la legge mistica, Nam Myo Ho Renge Kyo!Non mi è stato mai molto chiaro il concetto di perdono,seppure io sia una persona che cerca di dare seconde possibilità,piuttosto che fare emergere muri!Preferisco i ponti che mi permetteranno comunque di dialogare!Tornando al perdono ed alla tolleranza,buddicamente,non stiamo esprimendo giudizi verso chi pensiamo di dover tollerare,o perdonare?

Ciao cara Anna e grazie per il tuo commento che sento premere verso una ulteriore riflessione e questo mi piace e penso sia inevitabile.
Quando ho scritto questo articolo volevo dare alcuni spunti ma non ho mai pensato di essere esaustivo poiché sono veramente temi vasti..
Venendo alle tue considerazioni, sulla prima “dell’aiuto immediato” mi trovi d’accordo, non ho mai pensato che una esclude l’altra. Come dici tu si può dare il primo aiuto e poi cercare di indirizzare la persona alla propria indipendenza..

Sulla seconda considerazione/domanda.. “non stiamo esprimendo giudizi verso chi pensiamo di dover tollerare,o perdonare?” La questione ha molte sfaccettature.. Se comprendo le motivazioni per cui una persona ha fatto azioni per me negative più che di perdono parliamo di comprensione che è anche un lasciar andare.. Ma non dovremmo neanche pretendere che tutti siano in grado di “comprendere”, altrimenti siamo noi a giudicare male chi giudica.
Se arriviamo ad un perdono sincero ci liberiamo anche del nostro giudizio perché ormai fa parte del passato..
Infatti come ho scritto il perdono è sopratutto rivolto a sé stessi prima che ad altri.. perdonare penso sia il processo di smaltimento di molte emozioni negative tra cui certamente c’è anche il giudizio.
Perdonare non dovrebbe essere un dovere per fare i buoni o i superiori che concedono un atto di clemenza a chi ha sbagliato ma un alleggerimento che fa bene alle relazioni, almeno io lo intendo a questo modo..
Se chi giudica può disporre del perdono per migliorare le proprie relazioni, benvenga secondo me..

Siccome il perdono è un concetto prevalentemente cristiano, se si hanno altri orientamenti di pensiero/religione trovo francamente che si tenda spesso a snobbare o denigrare per partito preso, ma mi pare che non dovremmo fermarci ai termini o alle appartenenze e cercare di cogliere il cuore dei concetti altrimenti cediamo ai giudizi arbitrari più che alla comprensione ..

Poi ognuno giustamente ha le sue personali idee. se la si pensa diversamente per me è meglio, per avere una prospettiva più ampia della propria, quindi ben venga una visione differente 🤝
Un abbraccio 🤗

Anna Reveruzzi

Okkk Fausto,ho compreso bene ciò che hai voluto dire!Ho le idee più chiare,grazie mille per avermi spiegato a grandi linee io che non mi tornava! Grazie mille ❤️

Gregorio Fulvi

Ciao super Fausto 🙂 bellissimo articolo anzitutto! Sono molto attratto dall’approfondimento personale del concetto di perdono. In qualche misura, come hai detto, credo sia il fulcro, il punto di svolta che permette ad ognuno di noi di donare davvero.

Chi non si è mai sentito perduto? in difficoltà? Nessuno credo. E l’empatia è ciò che ci permette di sentirci vicini agli altri, soprattutto perché ognuno di noi ha l’opportunità di essere consapevole di cosa significa essere in difficoltà. E se ora aiutassimo? Se donassimo il nostro tempo a quella persona in difficoltà? Anche un solo sorriso può cambiare prospettiva, punto di vista. Anche i piccoli gesti possono fare la differenza e portare ad un cambiamento.

Magari donarsi all’altro, in quel preciso momento, potrà significare aiutare noi stessi. Una sorta di baratto. Sarà sicuramente una bella energia, sapendo di aver condiviso bene, a tornare indietro. Bene x Bene = Super Bene! (forse sono troppo ottimista, ma vabbè…ci sta!)

Grazie per questo scritto, un abbraccio 🙂

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