La Disobbedienza Salvifica #ParliamoDiPace n°3

La disobbedienza alle forme oppressive di ingiustizia si potrebbe anche chiamare obbedienza etica; consiste nel non tradire principi e valori della nostra coscienza.

Fino a che punto è giusto obbedire a regole e leggi?

Siamo disposti a sopprimere il nostro libero arbitrio compiendo azioni contrarie alla nostra etica morale, quando ci vengono imposte dal Governo o dal nostro gruppo sociale d’appartenenza? 


Cosa troverai in questa riflessione/articolo:


  • Liberi di obbedire

  • La disobbedienza nonviolenta

  • Quando l’obbedienza non è più una virtù

  • Le diserzioni nascoste

  • Senza esercito

  • Esempi di disobbedienza che salva la vita





Eccoci al terzo appuntamento della rubrica del Campus “Parliamo Di Pace”.

In questa puntata vedremo perché la disobbedienza è un mezzo fondamentale del pacifismo e non solo.


Liberi di obbedire


Già a metà del 1500 veniva scritto il saggio “Discorso sulla servitù volontaria” di Étienne de La Boétie che metteva in risalto come un tiranno avrebbe potuto essere messo facilmente fuori gioco dalla forza numerica del popolo.

Eppure il sovrano manteneva il proprio potere imponendo terribili disposizioni senza grandi proteste da parte dei sudditi, salvo qualche rara ribellione. 

Allo stesso modo ancora oggi concediamo la nostra servitù/obbedienza volontaria ai tiranni, un tempo chiamati regnanti ed oggi governanti.

Una condizione di sottomissione irrazionale che resiste appigliandosi all’accettazione delle convenzioni sociali diffuse, del tipo “così funzionano le cose/si è sempre fatto così”.


«L’uomo crede di volere la libertà. In realtà ne ha una grande paura. 

Perché la libertà lo obbliga a prendere delle decisioni, e le decisioni comportano rischi»

Erich Fromm 


La libertà fa paura perché dipende da noi, prendere ordini ci toglie da questa incombenza.

Sulla stessa linea anche Hannah Harendt si chiedeva come avesse potuto il popolo tedesco commettere atti così terribili e non ribellarsi all'ingiustizia del nazismo. 

Obbedire è molto più semplice che prendersi la responsabilità di decidere, in questo essenzialmente consiste “la banalità del male”.

In questo senso l'obbedienza cieca è la fuga dalla libertà. 


La disobbedienza nonviolenta


Fino a che punto è giusto obbedire

a regole e leggi?

Parlando di disobbedienza nonviolenta ci sarebbero moltissimi riferimenti da riportare, ma certamente il primo celebre cospicuo utilizzo della disobbedienza civile come mezzo di protesta nonviolenta è stato quella di Gandhi, prima in Sudafrica e poi in India.

Il Mahatma non fu l'inventore della disobbedienza civile, lui stesso quando studiava a Londra fu ispirato dai movimenti femministi di protesta per il suffragio del voto alle donne. Inoltre tra le sue letture c'era anche Thoreau, l'autore americano celebre per “walden" (vita nei boschi) ma anche del saggio pubblicato 1849 ”Resistance to Civil Government” Disobbedienza Civile, in cui raccontava il suo pensiero sulla protesta pacifica, che mise in pratica a costo di scontare il carcere, per opporsi alla schiavitù e alla tirannia della maggioranza.

Gandhi,quale cercatore della verità come lui stesso si definiva, mise assieme le proprie esperienze personali, le sue idee ed ispirazioni facendone un metodo di lotta etico-politica tutto suo, ponendolo in termini di resistenza civile, che denominò “Satyagraha” fondato sulla satya (verità) e sull' ahimsa (nonviolenza o amore).   


Considerando il Mahatma come un’icona mondiale di pace e nonviolenza si potrebbe pensare erroneamente ad un uomo estremamente pacato e accondiscendente ma in realtà era molto risoluto nel sostenere la sua non cooperazione all'ingiustizia dell'oppressione. A questo riguardo ecco un breve estratto di un suo discorso tenuto in Sudafrica.

“Possono torturare le mie carni, rompere le mie ossa, anche uccidermi,

e allora potranno avere il mio cadavere, ma non avranno mai la mia obbedienza.”

E’ la disobbedienza civile a conferire alla nonviolenza la concretezza in grado di fronteggiare le forme di oppressione sociale.


Disobbedienza civile

È attraverso la non collaborazione alle forme di ingiustizia, il boicottaggio economico e le forme di protesta pacifiche che il popolo si riappropria del suo potere politico ed acquisisce una vera forza rivoluzionaria.

Semplificando sommariamente, se il voto è il mezzo democratico del popolo per esprimere un consenso di rappresentanza,

le forme di protesta sono i mezzi civili per dare voce al dissenso e riprendere il potere delegato ai politici.



Quando l’obbedienza

non è più una virtù


Questo bambino sono io a circa 2 anni...

Figli della disobbedienza

Io sono uno dei tanti figli della disobbedienza, nel senso che mio Nonno e suo padre disobbedirono alle disposizioni gerarchiche delle guerre mondiali, salvando così non solo le loro vite ma anche la mia.

Mio nonno fu ferito in battaglia in Russia, una volta guarito si rifiutò di tornare a combattere, la sua coscienza non gli permetteva di sparare a chi non gli aveva fatto nulla, diceva “i nemici erano ragazzi come me, cambiava solo la nostra divisa”.

Così disertò, ma poco dopo fu catturato e imprigionato nel campo di concentramento Mauthausen.  

La disobbedienza etico-morale di mio nonno continua ad ispirarmi, così come mio nonno a sua volta fu ispirato da suo padre, che in qualità di secondo al comando, nella prima guerra mondiale trasgredì ad un ordine diretto del suo superiore.

Il suo rifiuto ad un ordine che riteneva insensato e la sua presa di posizione presto condivisa dai suoi commilitoni, consentirono di salvare le vite di molti soldati, compreso lui stesso. 

Come procedura dettava, una volta processato per insubordinazione gli fu riconosciuto merito e fu assolto con avanzamento di grado.

Quelle disobbedienze non hanno solo salvato vite umane nell’immediato ma anche le vite di future generazioni.

Perciò mi considero uno dei tanti figli della disobbedienza.




"L'obbedienza non è più una virtù, nel senso che di fronte a determinati ordini vale più il principio della libertà di coscienza che non quello del dovere dell'obbedienza" Don Lorenzo Milani


“Una gran parte dell'umanità la chiama la legge di Dio, l'altra parte la chiama legge della Coscienza.

Quelli che non credono né nell'una né nell'altra sono i cultori dell'obbedienza cieca."  Don Milani

A proposito dell'obbedienza e del suo ruolo di insegnante, Don Milani scrisse: «Non posso dire ai miei ragazzi che l'unico modo d'amare la legge è d'obbedirla. Posso solo dir loro che essi dovranno tenere in tale onore le leggi degli uomini da osservarle quando sono giuste (cioè quando sono a difesa del debole). Quando invece vedranno che non sono giuste, essi dovranno battersi perché siano cambiate».


L'obbedienza non è l'unico modo di amare la legge, se non tutela i più deboli occorre cambiarla.

L'insegnamento di Don Lorenzo Milani rimane una bussola di giustizia sociale di grande rilevanza che ha contribuito fortemente alla sensibilizzazione e al successivo riconoscimento del diritto all’obiezione di coscienza.

(Su Don Milani - articolo e video della nostra intervista a Pasquale Pugliese - in fondo)


Le diserzioni nascoste


“La disobbedienza non è qualcosa che ci viene insegnata,

ma bisogna disobbedire a un ordine quando esso è ingiusto o disumano.

Roselyne Bosch”

Oggi il diritto all’obiezione di coscienza non solo non è ancora riconosciuto in tutti Paesi dell'Unione Europea ma addirittura si sta perdendo poichè diversi Stati hanno fatto dietrofront, reintroducendo la coscrizione obbligatoria.

Tanto valeva chiamarla costrizione, ovvero il diritto/pretesa di uno stato di sequestrare i cittadini,

come se fossero di sua proprietà e mandarli in guerra contro la loro volontà.

Proclamare la legge marziale oltretutto può riportare indietro le lancette a discapito di decenni di lotte civili.

La coscrizione è ancora obbligatoria in 18 Stati membri del Consiglio d’Europa, inclusi Armenia, Austria, Azerbaijan, Bielorussia (candidato), Cipro, Danimarca, Estonia, Finlandia, Georgia (reintrodotta nel 2017), Grecia, Lituania (reintrodotta nel 2015), Moldova, Norvegia, Russia, Svezia (reintrodotta nel 2018), Svizzera, Turchia e Ucraina (reintrodotta nel 2014).

TENERE NASCOSTA LA DISERZIONE 

Seppur non se ne parli, le cifre che riguardano il rifiuto di partecipare alle guerre sono altissime, ma non certo quanto servirebbe a rendere infattibili le guerre.

I dati sono limitati e controversi poiché gli stati in guerra non vogliono assolutamente perdere il loro controllo sugli eserciti, diffondendo informazioni al riguardo. Se si sapesse che sono moltissimi a non voler combattere, tanti altri si aggiungerebbero certamente e sarebbe un colpo fatale al reclutamento di "carne da cannone".



La diserzione di massa sarebbe come un'epidemia in grado di decimare gli eserciti, lasciando vivi i soldati. 



Sono sempre di più i disertori che si ribellano al suicidio di massa delle guerre, ma hanno bisogno di supporto perchè nelle loro patrie sono perseguitati.

Solo in Russia fonti britanniche parlano di un milione e 300 mila disertori che hanno cercato rifugio nei paesi limitrofi; anche gli ucraini disertori sembrano essere più di 240 mila. 

Assurdo che una società che si ritiene civilizzata e che colpevolizza gli atti di violenza, non faccia altrettanto per gli atti di guerra e perseguiti chi non vuole commettere alcuna violenza. 

Le drammatiche opzioni per chi decide di disertare si riducono a: tentare di evitare il reclutamento scappando all'estero o in alternativa, procurarsi mutilazioni invalidanti per ottenere l’esonero.

(Articolo sulla diserzione- Link in fondo)


Quanti sarebbero disposti ad andare in guerra,

se fosse riconosciuto il diritto al rifiuto di combattere?!  

CACCIA AI DISERTORI

Disertori, obiettori e renitenti al servizio militare non hanno vita facile in tutto il mondo. In Ucraina, Russia, Israele e tanti altri Paesi, i disertori sono considerati traditori e vengono perseguitati, torturati e imprigionati.

Ecco perché i movimenti pacifisti in tutto il mondo ritengono questa questione fondamentale, ma ovviamente per gli Stati in guerra i pacifisti stessi sono di ostacolo agli obiettivi bellici e perciò vengono fortemente osteggiati.   


Ancor prima che le guerre vengano combattute con le armi, sono le menti dei popoli ad essere bombardate concettualmente con messaggi militarizzanti di massa, è l’imprinting da Rambo di cui abbiamo trattato nel primo articolo “educati Alla Guerra”


Le propagande belliciste pervadono l'opinione pubblica e i soldati che le loro ragioni sono giuste, che devono difendere la libertà, ma intanto la loro è una libertà molto ambigua visto che non lascia spazio ai diritti civili e obbliga in modo autoritario a sacrificare la propria vita in guerra.


Le autorità militari danno la caccia ai disertori che tentano di attraversare le frontiere. Migliaia vengono catturati e mandati direttamente sui fronti di guerra o trattenuti in carcere e moltissimi muoiono nell’attraversamento dei confini, una realtà terribile tenuta nascosta.



Senza Esercito

Ma se tutti disertassero o fossero obiettori di coscienza,

chi difenderebbe la Patria? 


In realtà, abolire l'esercito non solo è possibile, ma si è già fatto da decenni,

ne sono prova una ventina di casi nel mondo, che significa + del 10% degli stati del globo.

Il più celebre è lo stato del Costa Rica che già nel 1949 eliminò l’esercito utilizzando i fondi militari per costruire scuole ed ospedali; anche oggi il Costa Rica è considerato tra gli stati più pacifisti al mondo. 

(Video sul Costa Rica LINK in fondo)



“un’altra difesa è possibile

Scuole, ospedali, non cannoni!”

Aldo Capitini


Esistono alternative alla difesa armata, occorre solo diffonderne la conoscenza.

Il metodo nonviolento ha già dato ottimi risultati in passato e può ancora essere la migliore difesa per una umanità civilmente evoluta. Non è teoria utopica, sono fatti molto significativi, anche se spesso poco conosciuti.

Il metodo nonviolento prevede iniziative di disobbedienza civile di vario genere..

Detto in modo molto sommario: è stato utilizzato con successo in India da Gandhi contro il colonialismo inglese, in Sudafrica da Mandela contro l’apartheid, in Danimarca contro l’occupazione nazista, in Cile contro la dittatura di Pinochet, in Polonia contro il regime di Jaruzelski, negli Stati Uniti da Martin Luther King per i diritti ecc.  


Esistono anche altre alternative molto interessanti sull'istituzione di corpi civili di pace.

Per approfondimenti leggi l'articolo - link in fondo.



Esempi di disobbedienza

che salva la vita

Mai sentito parlare di Stanislav Petrov?

Non rispettando il protocollo,

salvò il mondo nel 1983

Petrov era un tenente colonnello, a capo del turno di guardia al sistema di difesa sovietico del tempo. Il sistema rilevò la partenza di missili termonucleari dagli Stati Uniti diretti sull'Unione Sovietica. Il protocollo previsto in quel caso era molto semplice: contrattaccare su vasta scala con altri missili termonucleari in direzione USA e Europa. Ma Petrov non lo fece e non avvertì le autorità del Cremlino. Era convinto si trattasse di un'avaria del sistema. Anche perché Petrov non era un soldato qualunque, era un analista e quella sera sostituiva un collega. 

Non era poi tanto improbabile un attacco americano in quei tempi di guerra fredda, dove si susseguivano vari episodi di tensione fra le superpotenze, ma Petrov pensò “perché gli americani dovrebbero attaccarci solo con 5 missili, con tutto l'arsenale di cui dispongono!”. Lanciare un attacco diretto con un grappolo di missili non aveva alcun senso per lui.

In effetti aveva ragione. Successivamente si scoprì una falsa interpretazione dei dati giunti ai calcolatori causata da un raro allineamento dei satelliti con il nostro pianeta.Grazie ai ragionamenti analitico di Petrov, il mondo intero l’ha scampata grossa. Come sarebbe andata a finire se al posto di Petrov di turno ci fosse stato un militare non in grado di ragionare ed andare oltre protocolli, ordini e procedure rigide come fece Petrov?

Chi porta avanti guerre predilige l'obbedienza cieca piuttosto che lucidità, cautela e saggia iniziativa.


Eppure per questo suo agire "pensante" in patria non venne premiato ma addirittura richiamato per non aver applicato la prassi e poi spedito a casa in prepensionamento.

In compenso in onore di Petrov l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha introdotto nel 2013 la Giornata Internazionale per l’eliminazione totale delle armi nucleari, proprio il 26 settembre, data della catastrofe nucleare sfiorata grazie a Petrov.

(articolo su Petrov link in fondo )



Disobbedire alle ingiustizie tramandate

Siamo disposti a sopprimere il nostro libero arbitrio compiendo azioni contrarie alla nostra etica morale

quando ci vengono imposte dal Governo a dal nostro gruppo sociale d’appartenenza? 


Se pensiamo a chi nasce in famiglie mafiose o altri contesti delinquenziali o disagiati, il destino sembra essere segnato in negativo.

Eppure in molti hanno dimostrato che, anche se con grande difficoltà, è possibile emanciparsi, ribellarsi dall’oppressione, uscire dalla violenza, dall’illegalità e ribellarsi persino al destino beffardo. 

Se poi pensiamo a sistemi arcaici, tuttora culturalmente esistenti come le caste, allora accenno ad una vicenda umana che mi appassiona molto, quella di Ambedkar. Sconosciuto in Italia, la sua celebrità in India è seconda solo a Gandhi.

E’ stato il primo ”paria” fuori casta a laurearsi, paladino degli oppressi, ministro della giustizia del primo governo dell’India indipendente e principale artefice della costituzione indiana.

Fino alla fine della sua vita si impegnò con grande dedizione al miglioramento delle condizioni di vita dei fuori casta e questo portò anche a contrasti con il mahatma.

(Della sua eccezionale vita di riscatto ed emancipazione ho parlato in un

video a lui dedicato,

lo trovi in fondo.)



Tra dovere e libertà

Per non cadere vittime del nostro stesso senso del dovere di cui si approfittano gli oppressori, occorre coltivare un sano pensiero critico per andare oltre gli schemi prestabiliti e custodire un senso morale che di fronte a responsabilità, ingiustizia e sofferenza non si volti dall’altra parte, sul lato dell’indifferenza.

Il mondo non ha bisogno di bastian contrari che dicono no a tutto, ma nemmeno di automi che eseguono ogni tipo di comando senza porsi alcuna domanda o dubbio. 


“Saper dire di no, saper disobbedire, conservare «eroicamente» questa capacità,

l’unica che ci consenta di decidere e scegliere: questo ci serve, per sfuggire all’effetto Lucifero.”

ZYGMUNT BAUMAN

(Effetto Lucifero: tratto da un celebre esperimento carcerario di psicologia sociale di Philip Zimbardo che ha dimostrato come persone essenzialmente normali, possano commettere atti disumani calandosi in ruoli di gruppo, attraverso numerose dinamiche come: L’obbedienza all’autorità, disumanizzazione, conformismo, deresponsabilizzazione ecc..)



Non cadiamo nel tranello di una appartenenza identitaria che pretende la nostra totale obbedienza equivalente ad una fede dogmatica che esige perfino il nostro sacrificio in nome della patria o del bene comune, quando invece è l’interesse di pochi potenti che cercano di sfruttare le masse per detenere potere e logiche di profitto.


Sul tema del “sacrificio” parleremo nella prossima riflessione/articolo. 


Di "Quando l'obbedienza non è più una virtù" abbiamo parlato nella nostra diretta!

Ospite Pasquale Pugliese del Movimento Nonviolento



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Una rubrica interattiva a cura del nostro Fausto Piccolo Sociologo con cui affronteremo i temi della nonviolenza, del disarmo e della pace. 

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Fausto Dalla Valentina

Autore della rubrica

Parliamo di Pace


Socio fondatore Campus Bene Comune

con il progetto Piccolo Sociologo, divulga tematiche di Crescita Personale come:

Condiziona-menti, Ricerca Esistenziale, Etica Eco-Logica, Parliamo di Pace.

A seguito della partecipazione del Campus Bene Comune all'Eirene Fest (Festival dell'Editoria della Pace), abbiamo pensato a diverse iniziative per proseguire il percorso di approfondimento sulle tematiche di pace e nonviolenza, questa rubrica è una di queste.


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