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4 cose che (forse) non sai sugli ecovillaggi

Belli gli ecovillaggi! Ma… quanti sono? Dove sono? Come posso fare questa esperienza?

Come funziona la loro economia? Fumano dalla mattina alla sera?

Negli ultimi mesi c’è un mondo che sta destando interesse e curiosità... il mondo degli ecovillaggi.

Leggendo nei gruppi Facebook e nei commenti ai video che parlano di ecovillaggi, un mondo così magico e così sconosciuto, si legge molta confusione e molti pregiudizi:

Figlio forse delle comunità hippy degli anni 80, o della poca propensione ad essere curiosi e di farsi domande, l’immaginario comune dell’ecovillaggio è quello di un posto immerso in natura, dove vivono solo persone sorridenti 24 ore su 24 ore, che indossano abiti colorati, che parlano di filosofia e di massimi sistemi dalla mattina alla sera, dove le tre parole chiave sono: sesso, droga e comunismo.

Ahimè, ahinoi, non è così.

In un ecovillaggio c’è un gran da fare dal mattino fino alla sera, basti pensare alla coltivazione della terra che ha il suo ritmo e non sta ad aspettare noi. Si vive a contatto 24 ore su 24/ - 7 giorni su 7 - con altre persone. In un ecovillaggio ci sono dei conflitti da gestire, e un equilibrio tra bisogni propri e della comunità da trovare.

Si è anche faccia a faccia con se stessi: le proprie paure, i propri desideri, la propria libertà e quindi con la responsabilità che ne deriva. Senza poi trascurare l’organizzazione di attività come workshop, di corsi ed eventi.

Centro Panta Rei, Passignano sul trasimeno.

Se non è una comunità hippy anni 80, allora cos’è un ecovillaggio? 

Un ecovillaggio è una forma di comunità intenzionale: un gruppo di persone si mettono insieme perché condividono una visione, un sogno. Questo sogno può avere varie connotazioni: più politiche (es. Bagnaia), più spirituali (es. Damanhur) oppure più ecologiche (es. Torre di Mezzo).

Quello che sto per dirti, ricordalo, scrivilo sul frigorifero, segnalo su un post-it… tante generalizzazioni, troppi stereotipi e miti nascono perché ci si dimentica che: l’ecovillaggio è fatto da persone... siccome le persone sono diverse, ogni ecovillaggio quindi è diverso. È diverso nelle modalità di partecipazione, nella gestione economica e negli strumenti decisionali. D'altronde, come dice la parola stessa ECO-VILLAGGIO, c’è una propensione, un'attenzione particolare nei confronti dell'ambiente e della costruzione di relazioni sane.

In altre parole gli ecovillaggi sono i laboratori del nuovo mondo, dove si testano buone e sane pratiche ambientali e relazionali: autoproduzione di cibo, autosufficienza energetica, impianti di fitodepurazione delle acque, case costruite sui principi della bioedilizia, strumenti di facilitazione, metodi decisionali partecipativi, comunicazione non violenta e gestione dei conflitti creativa. 

Ci sono varie domande che leggo periodicamente: 

  1. "Quanti sono gli ecovillaggi?"
  2. "Sono presenti solo in Italia?" 
  3. "Come si può fare questa esperienza?"
  4. "Come funziona la loro economia?”
  5. "Le decisioni come si prendono?”

Il numero degli ecovillaggi in Italia.

In Italia tra ecovillaggi e progetti in costruzione, tra quelli aderenti alla RIVE (Rete Italiana Villaggi Ecologici) e non, siamo intorno al centinaio. Con la consapevolezza che realizzare un ecovillaggio sia una sfida con vari livelli di complessità (relazionali, trovare un luogo che soddisfi le esigenze e i desideri delle persone) quindi c’è un alto tasso di progetti non riusciti.

Gli ecovillaggi in Europa e nel mondo.

Gli ecovillaggi sono presenti sia in Europa, che nel resto del mondo.

Non c'è un numero preciso di ecovillaggi all'estero, ma come riferimento c’è questa mappa del GEN Europe (Global Ecovillagge Network) e la mappa del GEN mondiale e a colpo d'occhio dimostra la presenza di centinaia di realtà.

Ti consiglio di guardare il documentario Communities of Hopes (Comunità di speranza) prodotto e realizzato dal GEN Europe, che intervista alcuni abitanti degli ecovillaggi europei. Puoi trovare il documentario nel loro canale YouTube con sottotitoli in italiano.

Come vivere questa esperienza.

Per fare l’esperienza in un ecovillaggio ci sono varie possibilità, le principali sono due.

  1. Aderire al WWOFING (ad costo associativo di 35€ all’anno) che è un movimento mondiale che, da più di quarant’anni, mette in relazione volontari e progetti rurali naturali promuovendo esperienze basate su uno scambio di fiducia per contribuire a costruire una comunità globale sostenibile. Avrai la possibilità di trascorrere del tempo in una fattoria biologica o in un ecovillaggio condividendo la quotidianità rurale di chi ti ospita. Tra gli host, oltre agli ecovillaggi, ci sono agriturismi, fattori sociali e didattiche, famiglie e aziende agricole.
  2. Scrivere direttamente ai singoli ecovillaggi, ma ricordati: gli ecovillaggi non sono agriturismi, sono abitazioni private in cui vivono famiglie, persone e bambini che decidono di aprire la propria casa a persone esterne per fare l'esperienza di una vita comunitaria ed ecologica. Per questo è buona norma presentarsi, raccontare qualcosa di se, le motivazioni che portano a voler fare questa esperienza, cosa sai fare e come ti piacerebbe contribuire. Considera che in questo ultimo periodo ricevono molte richieste quindi ci vorrà un po’ di pazienza.

L’economia in un ecovillaggio.

L’economia di un ecovillaggio può essere totalmente in comune oppure mista.

Con economica in comune si intende che tutti i soldi che entrano, sia da attività comunitarie che private, si mettono in comune e la comunità insieme decide come e dove investirli. Attenzione: tutti i soldi che entrano sono messi in comune. Sia quelli derivanti dalle attività che l’ecovillaggio produce (workshop, visita di scuole, vendita di prodotti agricoli, ad esempio), sia quelli che derivano da redditi privati (stipendi, rendite private, immobili). Quindi, sì, non esiste la proprietà privata. Ricordo la storia di Karin, di Bagnaia, che alla domanda: "Perchè condividi il tuo stipendio? Chi te lo fa fare?", ha risposto "Per me non è un sacrificio, perchè tutto quello che ho è qui, a Bagnaia. Tutto ciò di cui ho effettivamente bisogno è qui, ce l’ho, lo vivo. Non ho bisogno del mio stipendio, perchè qui ho tutto ciò che mi nutre e arricchisce". Oltre Bagnaia, un altro esempio di economia in comune è l’ecovillaggio Tempo di Vivere. 

Un esempio di economia mista è quella che si applica in Panta Rei, ossia un'organizzazione economica in cui una partecipante può avere una rendita esterna privata, mentre i ricavi nati da attività organizzate e fatte dall'ecovillaggio come ad es. workshop, confluiscono in una cassa comune.

Concludo riprendendo una frase detta in precedenza: l’ecovillaggio è fatto dalle persone.

Ricordiamoci che non siamo perfetti. Abbiamo le nostre incoerenze, le nostre aree di miglioramento, i nostri limiti e ciò si rispecchia in ciò che facciamo, che sia un ecovillaggio, un agriturismo, un viaggio o qualsiasi altra cosa. Ricordiamo bene questo concetto quando immaginiamo gli ecovillaggi come luoghi super e sempre felici, coerenti e dove fila tutto liscio.

L’ecovillaggio per me è stata un’università di vita. Consiglio questa esperienza a chiunque stia sentendo che il mondo abbia bisogno di una svolta e voglia portare il cambiamento intorno a se e nel mondo.

Spero che questo articolo sia stato interessante... ti piacerebbe approfondissi altro sugli ecovillaggi? Lascia un commento!

A presto da Bernardo Cumbo, co-fondatore di Campus del Cambiamento, ho vissuto per un anno e mezzo nll’ecovillaggio Panta Rei.